La Chiesa e l’uso della guerra da "Il Giornale di Vicenza" del 3 febbraio 2008

La presa di posizione di molte associazioni cattoliche vicentine contro la costruzione della nuova base USA al Dal Molin e la lettera consegnata, in diverse parrocchie, all’uscita dei fedeli dalla Messa, domenica scorsa, suscita in me non poche perplessità.
Certo l’iniziativa non è stata presentata come un atto ufficiale della Chiesa locale, quindi con l’appoggio autorevole del Vescovo, ma resta il fatto che aveva la “pretesa” di sancire un’unica possibile opzione per i cattolici.
Insomma: chi la pensasse diversamente, chi ritenesse per vari motivi “accettabile” la costruzione della base, non potrebbe essere considerato un buon cattolico?
Spinta all’’estremo, questa posizione finisce per considerare immorale la stessa forza militare (che vuol dire: armi, strutture, caserme, basi ecc…).
Ma allora, come la mettiamo con l’insegnamento della Chiesa sintetizzato in due numeri del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica?
Al n. 483 trovo: “Quando è moralmente consentito l’uso della forza militare? – L’uso della forza militare è moralmente giustificato dalla presenza contemporanea delle seguenti condizioni: certezza di un durevole e grave danno subito; inefficacia di ogni alternativa pacifica; fondate possibilità di successo; assenza di mali peggiori, considerata l’odierna potenza dei mezzi di distruzione”.
Mi sembra che, dopo aver letto queste affermazioni, non sia possibile arrivare alla conclusione: nessun esercito, nessun mezzo, nessuna struttura militare può essere accettata da un buon cattolico (nemmeno le “guardie svizzere”?).
Il problema più grave è allora: “In caso di minaccia di guerra, a chi spetta la valutazione rigorosa di tali condizioni?” (n. 484 del Compendio citato).
Risposta: “Essa spetta al giudizio prudente dei governanti, cui compete anche il diritto di imporre ai cittadini l’obbligo della difesa nazionale, fatto salvo il diritto personale all’obiezione di coscienza, da attuarsi con altra forma di servizio alla comunità umana.
Penso che un cristiano semplice, non il grande teologo, trovi qui alcune linee di condotta: l’uso della forza militare è previsto e quindi anche le armi e le basi.
Magari fossero soldi spesi inutilmente! E chi non se lo augura? Ma nella sciagurata ipotesi che incombesse un pericolo per i cittadini, a chi spetterebbe decidere l’uso effettivo della forza militare?
Ai preti, alle suore, ai dirigenti delle Associazioni Cattoliche?
La dottrina della Chiesa dice che spetta al giudizio dei governanti.
Penso che la cosa migliore che possiamo allora fare, come cattolici, è quella di pregare credendo nella forza di quell’invocazione che risuona nelle nostre chiese il venerdì santo: “assisti con la tua sapienza coloro che ci governano perché, con il tuo aiuto, promuovano su tutta la terra una pace duratura”.
E poi, oltre alla preghiera, al momento delle elezioni – tema di attualità – pensiamo bene a chi dare il nostro voto. Vi sembra poco per diffondere una cultura di pace?

“Il Giornale di Vicenza”, 3 febbraio 2008 pagine 1 e 63