Confronto tra don Pierangelo Rigon e mons. Battista Borsato Dieci domande e venti risposte. Da "Il Giornale di Vicenza" del 24 giugno 2009

Pubblichiamo un confronto apparso sul Giornale di Vicenza tra l’allora responsabile dell’ufficio diocesano per matrimonio e famiglia e don Pierangelo. Una lettura utile per comprendere che all’interno del clero vi sono opinioni e linee di pensiero diverse tra loro su molte tematiche di fondamentale importanza per la Chiesa e il suo rapporto col mondo di oggi.


LE DUE FACCE DEL TEMA. CONFRONTO TRA DON BORSATO E DON RIGON

 Dieci domande e venti risposte.
A confronto il responsabile per matrimonio famiglia e il sacerdote-liturgista che celebra in latino.

 

Mons. Battista Borsato è sacerdote dal 1962 ed è parroco di Gambugliano e Monte S. Lorenzo. Ha conseguito il dottorato in teologia fondamentale e in teologia morale e insegna antropologia all’istituto teologico di Monte Berico. Da 15 anni è direttore dell´ufficio pastorale per il matrimonio e la famiglia. Ha pubblicato fortunati libri sulla vita di coppia, la fede e la figura di Gesù. La sua costante riflessione si svolge attorno ad un interrogativo su come essere chiesa e sul rapporto col mondo. In questo orizzonte colloca la relazione di amore dell´uomo e della donna visto come profezia del come essere comunità cristiana e civile.

Don Pierangelo Rigon è sacerdote del clero di Vicenza dal 1983. Ha ottenuto il dottorato in Sacra Liturgia, è iscritto all’Albo dei Giornalisti-Pubblicisti del Veneto e collabora ad alcune testate di carattere teologico e liturgico e anche locali. Nel 2006 il Presidente Ciampi gli ha conferito il titolo di Cavaliere della Repubblica per meriti culturali. Attualmente è parroco ad Ancignano di Sandrigo, dove ha creato il “Museo della Liturgia e della Pietà Popolare” dedicato al beato card. A.I. Schuster. Per primo ha dato attuazione in diocesi a quanto stabilito dal motu proprio di Benedetto XVI sulla cosiddetta “Messa in latino”

 

1

È un’epoca di crisi di valori, di vocazioni, di chiese che si svuotano. Don Eros Mario Pellizzari, parroco nel Trevigiano, è arrivato a digiunare per segnalare la disaffezione dei fedeli alla celebrazione della messa. Ritenete ci sia anche qualche responsabilità della Chiesa se i fedeli si allontanano?

Borsato

C’è un’evidente crisi di valori tra le gente, ma anche noi come Chiesa dovremmo compiere una coraggiosa verifica. Abbiamo predicato un Dio senza il mondo e il mondo vive senza Dio. Abbiamo annunciato un Dio come nemico del piacere, della libertà. La fede è stata intesa come rinuncia e non come proposta da vivere e spinta a costruire la giustizia. Dovremmo riscoprire che è l’uomo il centro del messaggio evangelico e che Dio vuole l’autentica umanizzazione.

Rigon

Ritengo invece che la Chiesa abbia fatto quanto era in suo potere per essere vicina ai fedeli. Il gesto di don Pellizzari mi ricorda quanto rispose il Santo Curato d’Ars a un confratello che si lamentava per la poca efficienza del suo ministero: «Avete pregato, pianto, digiunato, avete vegliato, vi siete coricato per terra, vi siete data la disciplina?». Ormai abbiamo dato fondo a tutte le risorse della fantasia per rendere attraenti le celebrazioni; adesso è giunto il tempo di non preoccuparci dell’audience e di testimoniare che veramente crediamo in ciò che avviene durante la celebrazione del Sacrificio Eucaristico.

 

2

La Chiesa fa moltissimo per promuovere e difendere la famiglia. Quando il suo nucleo è costituito da una “coppia di fatto” fa differenza?

Borsato

La famiglia nasce dal matrimonio. Perché aumentano le coppie di fatto?  Per la paura del “per sempre”, la privatizzazione dell’amore, la volontà di sposarsi con più consapevolezza. In un nostro documento diocesano si suggerisce di accettare le coppie così come sono e da lì partire per far cogliere che l’amore che vivono può avere maggiore profondità attraverso le relazioni con la comunità di cui l’istituzione è il segno.

Rigon

La differenza è sostanziale: la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna assume i caratteri sociali derivanti dal patto stabilito fra i coniugi che per i credenti è un Sacramento. Non si possono pretendere garanzie e diritti per altre forme di convivenza che rifiutino gli oneri derivanti da tale impegno pubblico.

 

3

Ci sono divorziati e risposati che si sentono emarginati dalla Chiesa. Nel libro “Siamo tutti sulla stessa barca il cardinale Martini e don Verzè chiedono aperture per loro e la possibilità di accedere ai sacramenti. Che ne pensate? Voi avete mai dato la Comunione ad un divorziato/a?

Borsato

Il problema è angosciante. Da parte di parroci e vescovi c’è l’esigenza di trovare una via d´uscita; già oggi molti preti non rifiutano la comunione a chi, divorziato, si presenta in fila per riceverla. La situazione va affrontata rileggendo il Vangelo, per capire veramente qual è il pensiero di Gesù cioè se l’indissolubilità, che è un valore, sia da vivere come una “legge” o un “progetto”.

Rigon

La disciplina della Chiesa può apparire un’odiosa forma di discriminazione, ma è in realtà consequenziale a ciò che essa crede sia in riferimento ai Sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia che al Matrimonio. Agire diversamente sarebbe ingannare i fedeli stessi. Non ho mai dato, almeno consapevolmente, la S. Comunione a una persona divorziata.

 

4

Per la Chiesa il concepimento si può evitare solo con metodi naturali. Dopo Paolo VI lo hanno ribadito Papa Wojtyla e Papa Ratzinger che nell’ottobre scorso, in occasione dei 40 anni dell’Humanae Vitae, ha sottolineato che i metodi anticoncezionali snaturano il senso del matrimonio. Cosa dice alle coppie cattoliche che invece vi fanno ricorso?

Borsato

Il Magistero è chiaro, del resto i metodi artificiali sono penalizzanti. Ma se una coppia che non può o non deve avere un figlio in coscienza vi fa ricorso per obbedire alle esigenze di comunione della coppia, possiamo considerarla colpevole? Penso che le indicazioni del Magistero non tolgano la responsabilità della coscienza.

Rigon

Anche qui non basta il no incompreso e disatteso. L’amore, quando è vero, comporta anche dei sacrifici: per questo a queste coppie rispondo che dovrebbero tentare con i metodi naturali. L’annuncio cristiano sul matrimonio e la trasmissione della vita è molto profondo e assai rispettoso di quanto la natura stessa ha voluto. Si tratta di far capire, nonostante l’opinione pubblica ostile, che la Chiesa vuole davvero il bene e la felicità delle persone. E che ciò è possibile alle forze umane.

 

5

“La vita del malato va difesa con ogni mezzo che la scienza medica mette a disposizione a prescindere anche da una volontà lasciata scritta”. Oppure: “La vita va tutelata dal concepimento alla sua naturale conclusione e quella naturale non è quella attaccata ad un tubo”. Con quale di queste due espressioni siete più d’accordo e perché?

Borsato

Con la seconda. Impegnarsi per la vita nasce dalla fede e dall’esser uomini, soprattutto ci dovrebbe essere l´impegno per la qualità della vita. Penso, con il cardinale Martini, che “la prosecuzione della vita umana fisica non è di per sè il principio primo e assoluto. Sopra di esso sta quello della dignità umana che si compie nella libertà”.

Rigon

Sono più propenso a condividere la prima affermazione. Penso che la cosa più urgente sia quella di ricostruire una “cultura della vita”. Quando un´esistenza umana merita di essere tutelata e protetta? Quali requisiti deve avere un corpo perché valga la pena di offrirgli le cure che oggi la scienza è in grado di offrirgli? Insomma: che cosa rende “umana” la vita? Il confronto è aperto.

 

6

Secondo dati dell’OMS circa 22 milionI di persone nell’Africa sub-sahariana sono colpite dal virus dell’Aids: si tratta di un terzo di tutte le persone infettate e di quelle morte per Aids a livello globale. Ritenete che la vita possa essere difesa anche con l’uso del preservativo?

Borsato

L’affermazione del Papa che il preservativo non è la soluzione all’Aids va inquadrata nell’esigenza di stimolare politica, ricerca ed educazione ad affrontare nella maniera più ampia possibile il problema. Se poi alcune persone non riescono o non intendono scegliere la castità e decidono di usare il preservativo per non contagiare il coniuge, penso valga il discernimento della coscienza. Certamente la comunione di coppia resta un valore da promuovere sempre.

Rigon

Solo in apparenza questo mezzo è una risposta efficace e duratura alla diffusione del terribile morbo; in realtà esso svilisce la libertà, l’autodeterminazione del soggetto e anche la nobiltà dell’atto sessuale stesso che va situato nel complesso dei fini verso i quali è stato orientato dalla natura e, per chi crede, dalla stessa Provvidenza divina.

 

7

La Congregazione per il clero ha ottenuto di recente dal Papa maggiori facoltà di intervento per quei preti che violano il voto di castità in vario modo o che si sposino anche civilmente. Il celibato deve continuare ad essere imposto a tutti i preti?

Borsato

Il vivere con libertà la propria vocazione, appartiene al nucleo essenziale del Vangelo. Il nostro è un Dio di libertà e desidera che l´uomo scelga liberamente. Ciò non toglie che il celibato rimanga un valore. Per il futuro, non so. Si tratta di una legge ecclesiastica, quindi passibile di revisione. Se il celibato sarà un giorno una scelta libera, potrebbe trasmettere meglio il senso del suo valore.

Rigon

Il celibato non viene imposto, ma viene riconosciuto come dono in alcuni soggetti. A costoro la Chiesa sceglie di conferire il ministero sacerdotale perché si dedichino con cuore indiviso alla missione affidata. Senza tale dono non si può pensare di accedere al sacerdozio e ritengo che questa disciplina non debba essere mutata.

 

8

Che ne pensate dei sacerdoti che in nome della pace si sono schierati apertamente contro la realizzazione della base militare al Dal Molin?

Borsato

Ritengo che i preti che si sono schierati contro la base militare Dal Molin abbiano voluto manifestare l’esigenza evangelica di promuovere e costruire una cultura di pace, proprio perché la realtà di una base militare esprime una cultura di guerra e di morte. Nel Vangelo è presente la sfida profetica della pace contro l’uso della forza come strumento per affrontare i problemi dell´uomo e della società.

Rigon

Non ho condiviso questa scelta perché mi sembra insinuare l’idea di un’unica possibile opzione: o si fa così o non si è persone che lavorano per la pace, non si è in linea con il Vangelo. Siamo invece davanti a scelte opinabili, perché altrimenti il cristiano dovrebbe escludere per principio il servizio militare e tutto quanto vi è connesso. Il Magistero dichiara che, in questa materia, la valutazione spetta al giudizio prudente dei governanti.

 

9

Ritenete sarebbe utile un nuovo Concilio?

Borsato

Io sono tra quelli che vorrebbero che il Concilio Vaticano II avesse più vigore e segnasse maggiormente la vita della Chiesa e il modo di credere. Il cardinale Martini ipotizza, in una recente intervista, un Concilio monotematico soprattutto rivolto ad affrontare il rapporto tra la Chiesa e i divorziati risposati. Può essere una buona idea.

Rigon

Non ne vedo la necessità. Penso sia più utile rileggere le luminose indicazioni dell’ultimo Concilio, collocandole, senza contrapposizioni, nell’insieme dell’intero percorso storico di duemila anni. Il Vaticano II, infatti, come ha detto Benedetto XVI, contiene tutto il patrimonio dottrinale, pastorale, liturgico dei secoli precedenti.

 

10

Se Gesù tornasse sulla terra cosa direbbe ai Pastori che oggi guidano la Chiesa?

Borsato

Avrebbe senz’altro cose da dire ai “pastori” che di certo non sempre rispondono alle esigenze del Vangelo, ma anche al popolo di Dio che non sempre coltiva fede e impegno per la giustizia. Sia pastori che laici forse sono ancora troppo attenti a riti e celebrazioni e poco sensibili all’impegno per la giustizia e per la pace. A volte i non credenti sono più vicini a Dio, perché impegnati per l’uomo, di tanti devoti chiusi nella difesa del proprio interesse.

Rigon

Penso ripeterebbe le raccomandazioni date agli apostoli: “Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi; siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe; non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima…”.

 

Il Giornale di Vicenza, 24 giugno 2009, pag. 24