Commemorazione dell’abate Schuster Scritti di don Pierangelo Rigon

Il 30 agosto ricorre la memoria del pio transito, avvenuto nel 1954, del beato cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano
Si era ritirato nel seminario di Venegono Inferiore (Varese) per un breve periodo di riposo, impostogli dal medico, e vi morì quasi improvvisamente all’alba di quel giorno, alla vigilia dei solenni festeggiamenti che l’intera diocesi si preparava a tributargli l’8 settembre successivo per il suo doppio giubileo sacerdotale ed episcopale.
Congedandosi dai suoi seminaristi lasciò loro queste parole: “Voi desiderate un ricordo da me. Altro ricordo non ho da darvi che un invito alla santità. La gente pare che non si lasci più convincere dalla nostra predicazione, ma di fronte alla santità, ancora crede, ancora si inginocchia e prega. La gente pare che viva ignara delle realtà soprannaturali, indifferente ai problemi della salvezza. Ma se un santo autentico, o vivo o morto, passa, tutti accorrono al suo passaggio. Ricordate le folle intorno alla bara di don Orione? Non dimenticate che il diavolo non ha paura dei nostri campi sportivi e dei nostri cinematografi. Ha paura, invece, della nostra santità”.
E’ stato definito “il cardinale della preghiera”, ed è commovente ricordare quanto un testimone afferma di quei momenti in cui il Card. Schuster, così stanco da non per nemmeno tenere in mano il libro e recitare i salmi, diceva:
«Allora chiudo gli occhi, e mentre le labbra mormorano le parole del breviario che conosco a memoria, io abbandono il loro significato letterale, per sentirmi nella landa sterminata per dove passa la Chiesa pellegrina e militante, in cammino verso la patria promessa. Respiro con la Chiesa nella stessa sua luce, di giorno, nelle sue stesse tenebre, di notte; scorgo da ogni parte le schiere del male che l’insidiano o l’assaltano; mi trovo in mezzo alle sue battaglie e alle sue vittorie, alle sue preghiere d’angoscia e ai suoi canti trionfali, all’oppressione dei prigionieri, ai gemiti dei moribondi, alle esultanze degli eserciti e dei capitani vittoriosi.
Mi trovo in mezzo: ma non come spettatore passivo, bensì come attore la cui vigilanza, destrezza, forza e coraggio possono avere un peso decisivo sulle sorti della lotta tra il bene e il male e sui destini eterni dei singoli e della moltitudine»
Don Pierangelo, che non solo ha studiato approfonditamente l’opera liturgica del benedettino, ma gli ha dedicato il Museo della Liturgia e della Pietà Popolare, e dell’erigenda Biblioteca”, siti ad Ancignano, desiderava ricordare questo grande testimone della vita cristiana pubblicando il testo della prolusione, tenuta l’11 maggio 2005, nell’Ateneo Sant’Anselmo di Roma, previa al dibattito sulla tesi di dottorato in Sacra Liturgia e anche il contributo scritto inviato nell’Abbazia di Farfa, e letto in occasione dei sessant’anni dalla morte del cardinale Schuster, il 30 agosto 2014.


Prolusione discussione tesi:

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Relazione al simposio:

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